venerdì, 27 novembre 2009
Calendaddario 2010

Il refrain è lo stesso di ogni anno, quello che torna puntuale nel periodo prenatalizio: un susseguirsi di calendari come un voler guardare al futuro sognando giorni nuovi. 
C’è il prestigioso Pirelli che sembra aver dato una svolta finto-hard-core; c’è tutto il consueto corollario di veline, attricette ed ex bellocce da Grande Fratello; ci sono, per il pubblico femminile ma soprattutto per quello gay, i bonazzi del rugby francese.

Ciò che non ho capito è se invece ci sarà lei, la signora incontrastata della politica italiana 2009, la star, colei che ha riempito pagine e pagine di cronaca parlamentare, vale a dire Patrizia D’Addario.
Indiscrezioni e anteprime uscite la scorsa estate sul web la davano come protagonista di una serie di scatti supersexy commissionati da un’agenzia di stampa spagnola, ma a tutt’oggi non mi risulta nessuna conferma sull’uscita in edicola del Calendaddario 2010 che, insieme al Win for Life e al rimpatrio dei soldi mafiosi, avrebbe dovuto mettere a posto le finanze dello Stato.
Può essere che Tremonti stia pensando di distribuirlo come allegato omaggio al Modulo 740 per la dichiarazione sui redditi.

Voci di corridoio raccontano che, a  dire il vero, in primis, l’editore-globale aveva pensato a una ristampa delle foto sexy realizzate qualche anno fa da Mara Carfagna, e addirittura aveva trovato uno sponsor, convincendo la Knorr a pagare fior di quattrini per avere il proprio marchio riprodotto su ogni pagina del Calendario Ufficiale di Montecitorio “Ministra Calda”; ma sembra che la Gelmini ci sia rimasta male, che si sia sentita messa da parte, e che abbia minacciato Papi di non firmare i tagli all’Università, e di non giocare più con lui alla professoressa che punisce l’alunno discolo.

Così non è chiaro se uscirà o non uscirà, questo show room di tette e natiche, degno accompagnamento carnale di un nuovo anno che si preannuncia pieno di porcherie quali tasse aggiunte, scudi fiscali, leggi razziste , processi cancellati e politica papale. Anche perché va sottolineato come, dopo il boom dei mesi caldi, la signora D’Addario stia subendo un rapido crollo di presenza mediatica, scalzata d’amblè dall’improvvisa mania delle transessuali da Camera (da letto) dei Deputati le quali, si sa, sono sempre più preparate e vincenti di qualunque femmina biologica, quando si tratta di erezioni anticipate.

Postato da: maionese a 27/11/2009 09:37 | link | commenti (2) |
salse miste

giovedì, 26 novembre 2009
Le checche di Checco

“Erano i giorni migliori, erano i giorni peggiori, era un'epoca di saggezza, era un'epoca di follia, era tempo di fede, era tempo di incredulità, era una stagione di luce, era una stagione buia, era la primavera della speranza, era l'inverno della disperazione, ogni futuro era di fronte a noi, e futuro non avevamo, diretti verso il paradiso, eravamo incamminati nella direzione opposta”.

Lo so… sembra una descrizione del nostro tempo appena scritta da Roberto Saviano o da qualche altro attento osservatore della società attuale, e invece è l’incipit di “Una storia tra due città”, di Charles Dickens, pubblicato in Inghilterra nel 1859.
A quanto pare non è stata fatta grande strada, da quel millesettecentosettantacinque descritto nel romanzo, o dal tempo di Dickens che sotto quella descrizione si voleva celare: nel mondo continuano a regnare le contraddizioni, il bianco e il nero che convivono perfettamente, il tutto che è vero esattamente come è vero il nulla.

Così, se da un lato, come si diceva su queste pagine solo due giorni fa, la società si sta rendendo conto di quanto la varietà sessuale sia ormai parte integrante del quotidiano di chiunque, dall’altro il bombardamento mediatico per il lancio di un film idiota ci riporta indietro di trent’anni, ai cliché de “Il vizietto”, e volenti o nolenti ci dobbiamo sorbire la stupidità delle stereotipate macchiette effemminate che Checco Zalone propina a man bassa da ogni mezzo di comunicazione per promuovere la sua cretineria da multisala, successo sicuro a priori in quanto costruito a tavolino con potentissime strategie di marketing e relativi investimenti.
E se la figura del gay, della lesbica, del transessuale vengono definitivamente sdoganati anche da Bruno Vespa e da Barbara D’Urso regalando un’opportunità di avanzamento della cultura nazional-popolare, grazie alle checche di Checco si fanno dieci passi indietro, tornando all’antichissimo modello del finocchio che veste in rosa, parla con la vocina e sculetta per la via.

La cosa più assurda di tutte è che poi, nelle presentazione su quotidiani e appena appena più radical-chic, Zalone avrebbe la pretesa di spacciare la sua comicità pecoreccia e di bassissimo livello come sottile umorismo raffinato. Perché quando, intervistato da giornalisti pagati dalla produzione, sostiene che “Se appari un poveraccio, puoi permetterti di dire tutto”, non fa altro che trasmettere una specie di messaggio con cui, dando liceità alla stupidità dello stupido, pretenderebbe di far apparire simpatiche e leggere anche idee intrise di razzismo, sessismo e mentalità barbarica.
Un po’ come quelli che prima di dirti che secondo loro i gay non devono avere diritti di uguaglianza sociale ti premettono che, per carità, loro hanno un sacco di amici froci e che, ci mancherebbe altro, lo sanno perfettamente che sono tutti delle persone stupende ed estremamente sensibili, fino a quando non cade il sapone in doccia.

Dunque, come raccontava il caro Charles esattamente centocinquanta anni fa, la società civile non ce la fa mai, ad evolvere veramente superando le proprie incoerenze, i propri contraddittori interni, e compiuto un passo in avanti si premura sempre di farne poi tre indietro.
Così, in questo delirio sociale, non è escluso che un giorno due uomini o due donne possano finalmente riuscire a sposarsi per poi, all’uscita del municipio, trovare tutti i loro carissimi amici pronti a lanciare su di loro, anziché il consueto riso augurale, una bella manciata di pesanti pietre vergate col simbolo di Forza Nuova.

Postato da: maionese a 26/11/2009 09:09 | link | commenti (1) |
men on men 4